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SEO internazionale: dominio di paese, sottocartella o sottodominio

Per un sito che serve più paesi: un dominio nazionale come .it, una sottocartella come /it/, o un sottodominio come it.sito.com.

Team rabbitclipPubblicato: 5 min di lettura

In breve

Un sito che serve più di un paese o di una lingua ha tre opzioni strutturali: un dominio nazionale (sito.co.uk), una sottocartella sotto il dominio principale (sito.com/it/) o un sottodominio (it.sito.com). Google Search Central indica che tutte e tre sono supportate e che nessuna offre un vantaggio di posizionamento automatico rispetto alle altre; il fattore davvero decisivo è quale struttura un'azienda riesce a gestire bene con le risorse che ha.

Per i clienti di rabbitclip attivi in Turchia e nel Regno Unito, questa è di solito una decisione da prendere presto, prima che vada online una seconda lingua, perché cambiarla in seguito resta possibile ma richiede un progetto di migrazione a sé stante, dato il cambiamento della struttura degli URL.

Quando ha senso un dominio nazionale (ccTLD)?

Un ccTLD (.co.uk, .de, .fr) è l'opzione che segnala con più forza, sia agli utenti sia ai motori di ricerca, che un sito appartiene a un paese preciso; Google Search Central segnala che questa struttura offre un targeting geografico automatico e chiaro. È adatta a un'azienda attiva in un solo paese, o che desidera una percezione locale particolarmente forte proprio lì.

Il suo svantaggio è dover acquistare e gestire un dominio a parte per ogni paese; per un'azienda presente in cinque o sei paesi, questo diventa rapidamente una struttura davvero complessa.

Quando è la sottocartella (/it/, /en/) la scelta migliore?

Una sottocartella riunisce più versioni di lingua o paese sotto un unico dominio. Google Search Central segnala che questa configurazione è relativamente semplice e che tutte le versioni beneficiano direttamente dell'autorità, dei backlink, della notorietà di marchio, già costruita dal dominio principale.

Per un'azienda di servizi con sede a Londra che serve anche il mercato turco, questa è di solito l'opzione più pratica: un'unica infrastruttura, un unico pannello di gestione, due versioni di lingua. Il suo punto debole è non poter usare una diversa posizione del server per ogni paese, il che in alcuni casi porta un vantaggio di velocità.

Quando diventa necessario un sottodominio (it.sito.com)?

Un sottodominio è tecnicamente vicino a una sottocartella, ma Google può talvolta trattarlo come un sito in parte distinto; Google Search Central segnala che anche un sottodominio può servire per il targeting geografico, anche se richiede una configurazione tecnica un po' più impegnativa rispetto a una sottocartella.

Questa opzione tende a essere scelta quando paesi diversi hanno davvero bisogno di un'infrastruttura tecnica separata, un server, un sistema di pagamento o un requisito legale diversi; un sito e-commerce che usa un fornitore di pagamenti e un sistema di magazzino distinti per il Regno Unito, per esempio, è un caso in cui il sottodominio rende chiara anche tecnicamente questa separazione.

A cosa serve hreflang, e dove va inserito?

Hreflang è un tag che comunica a Google per quale lingua e quale paese è pensata una pagina. Google Search Central precisa che ogni versione di lingua deve elencare sé stessa insieme a tutte le altre versioni tramite il tag hreflang, e che gli indirizzi alternativi devono essere completi, con https:// all'inizio.

Google chiarisce di non usare hreflang, né l'attributo HTML lang, per rilevare la lingua di una pagina; questa viene determinata dai propri algoritmi. Il vero compito di hreflang non è il rilevamento della lingua, ma far sì che la versione giusta compaia all'utente giusto nei risultati di ricerca.

Domande da porsi prima di scegliere tra le tre strutture

Cinque domande che un'azienda può porsi nello scegliere tra queste tre opzioni.

  • In quanti paesi opera attualmente l'azienda, e questo numero è destinato a crescere nei prossimi due anni?
  • Ogni paese richiede un sistema di pagamento, un processo di spedizione o un requisito legale diversi?
  • Il team che gestisce contenuti e manutenzione tecnica ha davvero la capacità di gestire domini separati?
  • Il marchio desidera specificamente una percezione locale forte in un determinato paese?
  • Se il sito ha già traffico, un cambio strutturale porta un beneficio sufficiente da giustificare una migrazione?

L'errore comune: lanciare un sito multilingue senza hreflang

Il sito di un'agenzia di branding teneva separate le versioni inglese e turca tramite sottocartelle, ma non aveva mai aggiunto hreflang; il risultato era che Google trattava le due versioni come slegate tra loro, a volte persino come contenuto duplicato l'una dell'altra.

Poche settimane dopo l'aggiunta di hreflang, le due versioni hanno iniziato a comparire separatamente nei risultati di ricerca del proprio paese; questo mostra che il punto sta meno nella struttura in sé e più nel comunicarla correttamente a Google.

Non esiste un'unica risposta corretta tra dominio nazionale, sottocartella e sottodominio; quella giusta dipende da quanti paesi serve un'azienda, quale separazione tecnica le serve davvero e quale struttura riesce a gestire. Qualunque venga scelta, nessuna funziona pienamente senza un hreflang impostato correttamente. Una breve chiamata conoscitiva con rabbitclip basta per capire a che punto si trova oggi la struttura internazionale di un sito.

Domande frequenti

Un ccTLD offre un vantaggio di posizionamento rispetto alle altre strutture?

No; Google indica che tutte e tre le strutture sono supportate, senza vantaggio di posizionamento automatico. La vera differenza sta nella gestibilità e nella percezione degli utenti.

È più facile gestire una sottocartella o un sottodominio?

Di solito una sottocartella è più semplice perché beneficia direttamente dell'autorità di un unico dominio; un sottodominio si sceglie quando serve davvero una separazione tecnica.

Un sito multilingue funziona senza hreflang?

Funziona, ma Google potrebbe non prevedere correttamente quale versione mostrare a quale utente; questo porta di solito alla versione di lingua sbagliata mostrata nel paese sbagliato.

La struttura si può cambiare in seguito?

Sì, ma cambiare la struttura degli URL richiede reindirizzamenti e un aggiornamento della sitemap; va trattato come un vero e proprio progetto di migrazione.

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